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    Fermare la morte
 

Martedì, 08. Gennaio 2008

Fermare la Morte....
di shannon2, 00:25



FERMARE LA MORTE . . .

LEGGO DELL'ALTRO :
indice.beeplog.it/

FERMARE LA MORTE - Di Shannon, tradotta da Shinaré e Cuccu’ssétte, drammatica, AU o piuttosto, sequel non narrato dall’Autrice: Snape sopravvive e si riconcilia a suo modo col mondo.
Fic: Stopper Death (snape, hermione) 1/1 Title: Stopper Death - Author: Shannon Pairings: (no pairing) Snape, Hermione
http://community.livejournal.com/snape_after_dh/4944.html#cutid1


 You are here to learn the subtle science - And exact art of potion-making.
As there is little foolish wand-waving here, - Many of you will hardly believe this is magic.
I don’t expect you will really understand - The beauty of the softly simmering cauldron
With its shimmering fumes, - The delicate power of liquids that
creep through human veins,  - bewitching the mind, ensnaring the senses…
I can teach you how to bottle fame, Brew glory, even stopper death…
Stopper death



Per sedici anni aveva detto a quelli del primo anno che era possibile. Le parole rotolavano per la sua mente senza posa, FERMARE LA MORTE, e lì era lui, sdraiato sul pavimento, morente. Perché non era stato preparato per questo, perché non lo aveva visto arrivare? Sedici anni di sopravvivenza come spia, di doppio gioco contro Voldemort ogni volta che poteva e ecco che l’aveva abbattuto. Potter era finalmente vicino al distruggere il perfido bastardo e lui sarebbe morto prima di gustare un solo morso di ritrovata libertà.
“Professore.”
Voltò lentamente la testa all’impellente sussurro.
“Devi bere questo.”
Sentì la piccola fiala venir premuta alle labbra. Bevve mentre le parole di Moody echeggiavano nella testa, costante vigilanza. Non bere niente da nessuno, chiunque può essere un nemico. Diavolo, nemmeno sapeva cosa doveva essere, comunque bevve.
Mani stavano premendo qualcosa contro le ferite sul collo. Poteva sentire sussurrare parole. Lei stava cercando di fermare l’emmorragia. La sua visuale era sfocata, non riusciva a mettere a fuoco chi lo stava aiutando. Perché c’era qualcuno che lo aiutava? Aveva ammazzato Dumbledore; Voldemort lo voleva morto. Chi lo avrebbe salvato?


***

 
Lei non sapeva perché fosse tornata. Harry le aveva detto che era morto. Lei lo aveva visto, sebbene da lontano, e le era parso morto, ma non poteva lasciarlo morire. Sapeva che aveva ucciso Dumbledore, ma se ne era tornata indietro appena era riuscita a sfuggire agli Weasley. Era tornata per cercare d’aiutarlo. Qualcosa in lei si rifiutava di credere che Dumbledore avesse avuto così tanto torto riguardo quell’uomo.
Premette con forza la fiala contro la sua bocca, preoccupata che potesse rifiutarla. Di certo lui era ignaro di chi fosse lì, né era in grado di identificare quello che lei stava forzando a bere. Non aveva pensato, lei, che quella era la ragione per cui stava usando quella pozione con lui, mentre per gli altri era troppo tardi. Troppo tardi per Fred, Lupin, o per la Tonks, così avrebbe salvato chi poteva.
L’uomo sanguinava ancora, e il liquido sprizzava ovunque. Estrasse una vecchia maglietta dalla borsa e la premette sugli squarci, raccolse la bacchetta e pregò di ricordare correttamente l’incantesimo di guarigione. Doveva arrestare l’emorragia e non poteva andare a cercare Madama Pomfrey, doveva fare tutto da sola.

Sospirò di sollievo appena il sangue prese a rallentare, e tolse il panno quando vide che le ferite iniziavano a chiudersi. Guardando la faccia pallida, si rese conto che gli occhi erano aperti e che la stava guardando.


***

“Signorina Granger?”
Perché lei era lì? Perché lo avrebbe dovuto aiutare? Aveva visto i ricordi, e sapeva? No, non c’era tempo perché lei lo avesse fatto. Sarebbe morto da un pezzo, da quando lei e Potter avessero visto tutto. Così, se non sapeva, perché lo salvava? Lo stava salvando? Cosa gli stava dando?
“Signore, stai giù,” sussurrò Hermione. “Sei ancora debole. Penso che posso farci Apparire lontano da qui, anche se me ne dovrò andare dopo che ti avrò portato in un posto al sicuro. Qua non è ancora finita.”
“Cosa stai…?”
Prima che potesse finire la domanda, si sentì tirare via. Non sapeva dove lo stesse portando e, al momento, non gli importava. Si sentì sul punto di cadere e di colpo venne sospeso in aria, fluttuava.
“Mi dispiace,” gli disse placida. “Non posso sollevarti e non sono certa che sei in condizione di camminare.” Lo adagiò su un piccolo divano e si fece indietro. Cerca di non muoverti, torno prima possibile.”
Prima che potesse risponderle qualsiasi cosa, lei s’era voltata sul posto e se ne era andata con un forte schiocco. Allora cosa avrebbe fatto?
Attendere lì? Cercare di andarsene? Non aveva bacchetta, e lei probabilmente aveva ragione, non era in condizioni tali da muoversi. Dove era? Lei lo aveva nascosto? O lo avrebbe ceduto all’Ordine, come prigioniero? Aveva fermato l’emorragia solo per guardarlo venire torturato, assassinato, o mandato ad Azkaban? E ancora non sapeva cosa gli aveva somministrato. Sembrava essergli di aiuto ma poteva altrettanto essere qualcosa che lo avrebbe ucciso, solamente con maggiore lentezza.

“Mi dispiace che sono andata via per così tanto, Professore,” disse Hermione appena Apparve accanto al divano. Ti ho portato della zuppa, devi avere fame.” Si chinò vicina a lui, lo aiutò a sedere e lesta trasfigurò un vassoio per posare la minestra, e lo depose in grembo.
“Cosa mi hai dato, Signorina Granger,” chiese lentamente, “Nella Stamberga Urlante, cosa ho bevuto?”
“Tributo Vita,” gli rispose. “La portavo fin da quando…” la voce sfumò, non volendo riportare a galla i ricordi ancora. La battaglia era finita, avevano vinto, e tutti sapevano che Severus Snape era un eroe. Lei sapeva anche quanto gli fosse costato. Quanto fosse stato caro il prezzo, ed era silenziosamente sollevata di aver seguito i suoi istinti ed aver salvato l’uomo davanti a lei.
“Dove hai imparato a …?” chiese Snape.
“Posso insegnarti a imbottigliare la fama, a distillare la gloria e a fermare financo la morte,” lo citò mentre gli scostava i capelli per controllare le ferite al collo.
Lui prese un’altra cucchiaiata di minestra e posò il cucchiaio prima di rispondere, “Quello non te lo ho insegnato.”
“No,” lei sorrise assai. “Ma mi hai insegnato che era possibile. Ho fatto ricerca e l’ho distillato. Stavamo cercando una maniera per distruggere uno degli stregoni più potenti, e un qualcosa per fermare la morte pareva proprio una buona cosa da tenere a giro.”
Hermione si concesse di rilassarsi dopo aver controllato le ferite sul collo ed aver visto che erano quasi completamente guarite, e lui sembrava assai meno pallido di prima. Quando era finita, quando Voldemort era morto, Harry aveva insistito perché andasse con lui e Ron al Pensieve, e avevano visto quello che lui aveva visto. Una parte di lei non voleva farlo, le pareva come se si stesse intrufolando in qualcosa che non era affare suo. Ricordi e pensieri erano personali; Snape non aveva avuto intenzione di condividerli con nessuno tranne Harry. Lei c’era passata, aveva guardato il bambino ed aveva visto gli eventi che l’avevano trasformato nell’uomo  che adesso sedeva alla sua destra. Vide come a scuola fosse stato un escluso, come aver perso l’unica persona che aveva nel cuore lo aveva trasformato in un Death Eater. Come il colpo della morte di Lily gli avesse fatto capire quanto si fosse sbagliato, come avesse cercato di salvarle la vita. Vide come il Preside lo avesse manipolato per fare cose che lui non voleva fare, come aveva usato il senso di colpa per la morte di Lily per ottenere tutto quello che voleva. . Come Dumbledore avesse violentato l’anima di Snape e avesse giustificato l’aver forzato l’uomo ad ucciderlo, con la scusa di aiutarlo. Aveva visto tutto, sapeva che Snape aveva dato a loro la spada. Sapeva che Snape era a Hogwarts per proteggere gli studenti meglio che poteva senza metterli in pericolo esponendosi in prima persona. Ed il fatto che fosse quasi morto peggiorava le cose. Quando aveva pensato che un assassino a sangue freddo  era stato ucciso per logica di cose, quella era stata una cosa con cui poteva convivere; ma lui sarebbe morto perché Dumbledore lo aveva cacciato in quella situazione atroce…
“Come ti senti?” gli chiese mentre finiva la minestra.
“Meglio,” ammise. “Ma perché sei tornata?”
“Perché sono tornata alla Stamberga ?” gli chiese e lui annuì silenzioso, con gli occhi su di lei. “Non lo so. Guardavamo dal tunnel ed era tutto così… Non potevo permettere che morissi in quella maniera.”
“Avevi ogni ragione per credere che meritassi di morire.”

 

***

Non capì come mai lei non lo aveva lasciato morire. Era colpevole, aveva ucciso Dumbledore, e lei non sapeva le motivazioni, ma anche se non era certo, le ragioni motivavano quello che aveva fatto.  La morte di Dumbledore aveva dato a Voldemort l’opportunità che aspettava per lanciare un attacco su vasta scala al mondo degli stregoni.
“Lo ho fatto,” convenne lei, rispondendo alla sua domanda. “Pensavo che fossi un Death Eater, che fossi responsabile per… ma ho visto i tuoi occhi, visto la paura e la rassegnazione per il tuo  destino e ecco.. non ho mai creduto che fossi malvagio”
“Allora mi hai salvato la vita per costringermi in una vita da latitante?” le chiese. “Non sono certo che sia un miglioramento rispetto alla morte.”
Lui si accigliò appena gli occhi della ragazza si sgranarono per lo shock. Cosa aveva pensato che potesse mai accadere, la ragazza? Che l’uomo ritenuto colpevole di avere mandato di persona l’intero Mondo degli Stregoni a roteare tra le mani di Voldemort sarebbe stato riaccolto a braccia aperte? Non aveva avuto illusioni di essere gradevole prima, e dopo Dumbledore…
“Mi spiace, signore,” gli disse all’ultimo, “Non ti ho detto. E’ finita, Voldemort è morto, e tutti sanno la verità. Non hai da nasconderti, sei un eroe.”
“Scusa?” chiese sorpreso. Lui non era un eroe. Era colpa sua se Lily era morta ed era colpa sua se Dumbledore era morto.
“Harry ha detto a tutti cosa hai fatto,” gli spiegò, “Ha detto a tutti che hai fatto solo quello che Dumbledore ti ha ordinato, e che gli hai dato tu la spada così che potesse distruggere gli Horcrux. Ha detto a tutti che stavi proteggendo gli studenti dai Carrow.”
“E ora cosa succede?” Era davvero incerto. Per la prima volta da quando era un adolescente, era incerto su cosa si aspettassero da parte sua.
“Proprio adesso, solo Ron, Harry, ed io sappiamo che sei vivo,” gli rispose. “Quando mai sarai preparato, potrai annunciare al resto del mondo che ci sei. Anche se ti consiglierei di lasciare che lo dica agli Weasley. Ho fatto quello che ho potuto ma non sono un guaritore, e non conosco quali incantesimi vadano bene, come dovrei. La signora Weasley potrebbe essere capace di aiutarti di più, e accertarsi che non mi dimentichi di niente.”

 
***

 Ci volle un bel po’ di tempo ma alla fine Hermione cacciò un sospiro di sollievo, quando lui convenne per dire agli Weasley che era vivo. La signora Weasley e Charlie erano arrivati immediatamente dopo che lei aveva usato il Floo, con pozioni, balsami, e incantesimi per  curare le ferite. La signora Weasley dichiarò che stava bene, e convenne che non c’era bisogno di trasportarlo al St. Mungo, dato che non sarebbero stati capaci di fare altro per lui, e che c’erano così tanti che avevano bisogno di cure, in quel momento.
Sapeva che avrebbe avuto bisogno di alcuni giorni per riposare e recuperare le forze. Avevano curato le ferite ma neppure la magia poteva rimediare alla perdita di sangue. La signora Weasley aveva raccomandato che non venisse lasciato solo, ma non aveva desiderato tornare con loro alla Tana e così Hermione aveva accettato lesta di restare con lui. Per due giorni era rimasta seduta in casa da sola, mentre lui dormiva. Aveva passato il tempo studiando, sperava le fosse concesso di dare il N.E.W.T anche se non aveva frequentato il Settimo Anno.

Quando si risvegliò, parlarono parecchio. L’aver visto i suoi ricordi le aveva dato una nuova comprensione a riguardo del suo Professore di Pozioni. Avevano parecchio in comune ei ragazzi che si fermavano di tanto in tanto furono stupiti che lei sembrasse aver fatto amicizia. E inoltre, lei aveva visto Harry donare a Snape una foto di sua madre, dopo aver fatto la sua prima visita. Non fece notare di aver visto alcunché, in quanto nessuno di loro voleva parlarne. Ma fu lieta che alla fine le ferite più profonde iniziassero a guarire.

 
***

La signorina Granger rimase con lui mentre guariva, dopo aver ricevuto il segno di approvazione della signora Weasley. Andavano d’accordo piuttosto bene, e lui a malincuore aveva dovuto ammettere che lui e la signorina Granger avevano parecchio in comune. Parlarono degli incidenti che erano capitati durante i sei anni da studentessa e lui meravigliò più volte durante la spiegazione dell’incidente della Polyjuice, del naso rotto di Draco, del fattaccio dell’Esercito di Dumbledore, che la ragazza non fosse stata assegnata agli Slytherin. Ma era lo stesso lieto che non la fosse stata, con le sue intenzioni chiaramente dirette al bene sarebbe stato davvero pericoloso, e non avrebbe desiderato di vedere quelle intenzioni dirette all’ambizione, o al diventare Death Eater.
Potter e Weasley si erano trattenuti più volte in quei due ultimi giorni. Non gli sarebberoo mai garbati per davvero quei ragazzi, ancora gli ricordavano troppop del passato e del dolore sofferto, eppure avevano salvato il Mondo degli Stregoni e come minimo si meritavano un poco di rispetto. Quando Potter se ne era andato dopo il loro primo incontro, gli aveva fatto scivolare in mano una busta, mentre se ne andava. L’aveva nascosta nella tasca, ma era certo che lei avesse visto, e che avesse solo avuto il buon gusto di non dire niente. Quella notte, l’aveva aperta, incerto su cosa attendersi, ed aveva trovato una foto della sua Lily. Una che non aveva visto mai, prima di allora.
Pareva fosse stata scattata dopo Hogwarts, dopo che aveva perduto la sua amicizia e qualsiasi opportunità di ricevere il suo amore. Sorrideva e muoveva la mano. Aprì l’annotazione che era caduta dalla busta insieme alla foto.

 
Sono certo che mia madre vorrebbe che tu avessi questa.
 

Snape lesto rimise tutto nell’incarto e di nuovo nascose la busta in tasca. Era certo che Potter non avesse idea minima di quanto significasse per lui quella foto.

Quel giorno sarebbe andato alla Commemorazione con la signorina Granger. Era l’ultimo giorno in cui avrebbe disertato il suo destino. I membri superstiti dellì’Ordine onoravano I compagni caduti.
Lupin, Tonks, Fred Weasley, Moody, e così tanti altri erano caduti per la loro causa. Erano morti in quella che avevano creduto una battaglia perduta. Sarebbe andato e avrebbe pianto la loro perdita, lo meritavano. E avrebbe affrontato anche il proprio destino, e sperava solo che avrebbe ricevuto un benvenuto da eroe. La signorina Granger ne sembrava così convinta.

 

------------------ F  I   N   E ---------------

 
Qui l’Originale:
http://community.livejournal.com/snape_after_dh/4944.html#cutid1

 


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di shannon2, 00:25



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FERMARE LA MORTE - Di Shannon, tradotta da Shinaré e Cuccu’ssétte, drammatica, AU o piuttosto, sequel non narrato dall’Autrice: Snape sopravvive e si riconcilia a suo modo col mondo.
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http://community.livejournal.com/snape_after_dh/4944.html#cutid1


 You are here to learn the subtle science - And exact art of potion-making.
As there is little foolish wand-waving here, - Many of you will hardly believe this is magic.
I don’t expect you will really understand - The beauty of the softly simmering cauldron
With its shimmering fumes, - The delicate power of liquids that
creep through human veins,  - bewitching the mind, ensnaring the senses…
I can teach you how to bottle fame, Brew glory, even stopper death…
Stopper death



Per sedici anni aveva detto a quelli del primo anno che era possibile. Le parole rotolavano per la sua mente senza posa, FERMARE LA MORTE, e lì era lui, sdraiato sul pavimento, morente. Perché non era stato preparato per questo, perché non lo aveva visto arrivare? Sedici anni di sopravvivenza come spia, di doppio gioco contro Voldemort ogni volta che poteva e ecco che l’aveva abbattuto. Potter era finalmente vicino al distruggere il perfido bastardo e lui sarebbe morto prima di gustare un solo morso di ritrovata libertà.
“Professore.”
Voltò lentamente la testa all’impellente sussurro.
“Devi bere questo.”
Sentì la piccola fiala venir premuta alle labbra. Bevve mentre le parole di Moody echeggiavano nella testa, costante vigilanza. Non bere niente da nessuno, chiunque può essere un nemico. Diavolo, nemmeno sapeva cosa doveva essere, comunque bevve.
Mani stavano premendo qualcosa contro le ferite sul collo. Poteva sentire sussurrare parole. Lei stava cercando di fermare l’emmorragia. La sua visuale era sfocata, non riusciva a mettere a fuoco chi lo stava aiutando. Perché c’era qualcuno che lo aiutava? Aveva ammazzato Dumbledore; Voldemort lo voleva morto. Chi lo avrebbe salvato?


***

 
Lei non sapeva perché fosse tornata. Harry le aveva detto che era morto. Lei lo aveva visto, sebbene da lontano, e le era parso morto, ma non poteva lasciarlo morire. Sapeva che aveva ucciso Dumbledore, ma se ne era tornata indietro appena era riuscita a sfuggire agli Weasley. Era tornata per cercare d’aiutarlo. Qualcosa in lei si rifiutava di credere che Dumbledore avesse avuto così tanto torto riguardo quell’uomo.
Premette con forza la fiala contro la sua bocca, preoccupata che potesse rifiutarla. Di certo lui era ignaro di chi fosse lì, né era in grado di identificare quello che lei stava forzando a bere. Non aveva pensato, lei, che quella era la ragione per cui stava usando quella pozione con lui, mentre per gli altri era troppo tardi. Troppo tardi per Fred, Lupin, o per la Tonks, così avrebbe salvato chi poteva.
L’uomo sanguinava ancora, e il liquido sprizzava ovunque. Estrasse una vecchia maglietta dalla borsa e la premette sugli squarci, raccolse la bacchetta e pregò di ricordare correttamente l’incantesimo di guarigione. Doveva arrestare l’emorragia e non poteva andare a cercare Madama Pomfrey, doveva fare tutto da sola.

Sospirò di sollievo appena il sangue prese a rallentare, e tolse il panno quando vide che le ferite iniziavano a chiudersi. Guardando la faccia pallida, si rese conto che gli occhi erano aperti e che la stava guardando.


***

“Signorina Granger?”
Perché lei era lì? Perché lo avrebbe dovuto aiutare? Aveva visto i ricordi, e sapeva? No, non c’era tempo perché lei lo avesse fatto. Sarebbe morto da un pezzo, da quando lei e Potter avessero visto tutto. Così, se non sapeva, perché lo salvava? Lo stava salvando? Cosa gli stava dando?
“Signore, stai giù,” sussurrò Hermione. “Sei ancora debole. Penso che posso farci Apparire lontano da qui, anche se me ne dovrò andare dopo che ti avrò portato in un posto al sicuro. Qua non è ancora finita.”
“Cosa stai…?”
Prima che potesse finire la domanda, si sentì tirare via. Non sapeva dove lo stesse portando e, al momento, non gli importava. Si sentì sul punto di cadere e di colpo venne sospeso in aria, fluttuava.
“Mi dispiace,” gli disse placida. “Non posso sollevarti e non sono certa che sei in condizione di camminare.” Lo adagiò su un piccolo divano e si fece indietro. Cerca di non muoverti, torno prima possibile.”
Prima che potesse risponderle qualsiasi cosa, lei s’era voltata sul posto e se ne era andata con un forte schiocco. Allora cosa avrebbe fatto?
Attendere lì? Cercare di andarsene? Non aveva bacchetta, e lei probabilmente aveva ragione, non era in condizioni tali da muoversi. Dove era? Lei lo aveva nascosto? O lo avrebbe ceduto all’Ordine, come prigioniero? Aveva fermato l’emorragia solo per guardarlo venire torturato, assassinato, o mandato ad Azkaban? E ancora non sapeva cosa gli aveva somministrato. Sembrava essergli di aiuto ma poteva altrettanto essere qualcosa che lo avrebbe ucciso, solamente con maggiore lentezza.

“Mi dispiace che sono andata via per così tanto, Professore,” disse Hermione appena Apparve accanto al divano. Ti ho portato della zuppa, devi avere fame.” Si chinò vicina a lui, lo aiutò a sedere e lesta trasfigurò un vassoio per posare la minestra, e lo depose in grembo.
“Cosa mi hai dato, Signorina Granger,” chiese lentamente, “Nella Stamberga Urlante, cosa ho bevuto?”
“Tributo Vita,” gli rispose. “La portavo fin da quando…” la voce sfumò, non volendo riportare a galla i ricordi ancora. La battaglia era finita, avevano vinto, e tutti sapevano che Severus Snape era un eroe. Lei sapeva anche quanto gli fosse costato. Quanto fosse stato caro il prezzo, ed era silenziosamente sollevata di aver seguito i suoi istinti ed aver salvato l’uomo davanti a lei.
“Dove hai imparato a …?” chiese Snape.
“Posso insegnarti a imbottigliare la fama, a distillare la gloria e a fermare financo la morte,” lo citò mentre gli scostava i capelli per controllare le ferite al collo.
Lui prese un’altra cucchiaiata di minestra e posò il cucchiaio prima di rispondere, “Quello non te lo ho insegnato.”
“No,” lei sorrise assai. “Ma mi hai insegnato che era possibile. Ho fatto ricerca e l’ho distillato. Stavamo cercando una maniera per distruggere uno degli stregoni più potenti, e un qualcosa per fermare la morte pareva proprio una buona cosa da tenere a giro.”
Hermione si concesse di rilassarsi dopo aver controllato le ferite sul collo ed aver visto che erano quasi completamente guarite, e lui sembrava assai meno pallido di prima. Quando era finita, quando Voldemort era morto, Harry aveva insistito perché andasse con lui e Ron al Pensieve, e avevano visto quello che lui aveva visto. Una parte di lei non voleva farlo, le pareva come se si stesse intrufolando in qualcosa che non era affare suo. Ricordi e pensieri erano personali; Snape non aveva avuto intenzione di condividerli con nessuno tranne Harry. Lei c’era passata, aveva guardato il bambino ed aveva visto gli eventi che l’avevano trasformato nell’uomo  che adesso sedeva alla sua destra. Vide come a scuola fosse stato un escluso, come aver perso l’unica persona che aveva nel cuore lo aveva trasformato in un Death Eater. Come il colpo della morte di Lily gli avesse fatto capire quanto si fosse sbagliato, come avesse cercato di salvarle la vita. Vide come il Preside lo avesse manipolato per fare cose che lui non voleva fare, come aveva usato il senso di colpa per la morte di Lily per ottenere tutto quello che voleva. . Come Dumbledore avesse violentato l’anima di Snape e avesse giustificato l’aver forzato l’uomo ad ucciderlo, con la scusa di aiutarlo. Aveva visto tutto, sapeva che Snape aveva dato a loro la spada. Sapeva che Snape era a Hogwarts per proteggere gli studenti meglio che poteva senza metterli in pericolo esponendosi in prima persona. Ed il fatto che fosse quasi morto peggiorava le cose. Quando aveva pensato che un assassino a sangue freddo  era stato ucciso per logica di cose, quella era stata una cosa con cui poteva convivere; ma lui sarebbe morto perché Dumbledore lo aveva cacciato in quella situazione atroce…
“Come ti senti?” gli chiese mentre finiva la minestra.
“Meglio,” ammise. “Ma perché sei tornata?”
“Perché sono tornata alla Stamberga ?” gli chiese e lui annuì silenzioso, con gli occhi su di lei. “Non lo so. Guardavamo dal tunnel ed era tutto così… Non potevo permettere che morissi in quella maniera.”
“Avevi ogni ragione per credere che meritassi di morire.”

 

***

Non capì come mai lei non lo aveva lasciato morire. Era colpevole, aveva ucciso Dumbledore, e lei non sapeva le motivazioni, ma anche se non era certo, le ragioni motivavano quello che aveva fatto.  La morte di Dumbledore aveva dato a Voldemort l’opportunità che aspettava per lanciare un attacco su vasta scala al mondo degli stregoni.
“Lo ho fatto,” convenne lei, rispondendo alla sua domanda. “Pensavo che fossi un Death Eater, che fossi responsabile per… ma ho visto i tuoi occhi, visto la paura e la rassegnazione per il tuo  destino e ecco.. non ho mai creduto che fossi malvagio”
“Allora mi hai salvato la vita per costringermi in una vita da latitante?” le chiese. “Non sono certo che sia un miglioramento rispetto alla morte.”
Lui si accigliò appena gli occhi della ragazza si sgranarono per lo shock. Cosa aveva pensato che potesse mai accadere, la ragazza? Che l’uomo ritenuto colpevole di avere mandato di persona l’intero Mondo degli Stregoni a roteare tra le mani di Voldemort sarebbe stato riaccolto a braccia aperte? Non aveva avuto illusioni di essere gradevole prima, e dopo Dumbledore…
“Mi spiace, signore,” gli disse all’ultimo, “Non ti ho detto. E’ finita, Voldemort è morto, e tutti sanno la verità. Non hai da nasconderti, sei un eroe.”
“Scusa?” chiese sorpreso. Lui non era un eroe. Era colpa sua se Lily era morta ed era colpa sua se Dumbledore era morto.
“Harry ha detto a tutti cosa hai fatto,” gli spiegò, “Ha detto a tutti che hai fatto solo quello che Dumbledore ti ha ordinato, e che gli hai dato tu la spada così che potesse distruggere gli Horcrux. Ha detto a tutti che stavi proteggendo gli studenti dai Carrow.”
“E ora cosa succede?” Era davvero incerto. Per la prima volta da quando era un adolescente, era incerto su cosa si aspettassero da parte sua.
“Proprio adesso, solo Ron, Harry, ed io sappiamo che sei vivo,” gli rispose. “Quando mai sarai preparato, potrai annunciare al resto del mondo che ci sei. Anche se ti consiglierei di lasciare che lo dica agli Weasley. Ho fatto quello che ho potuto ma non sono un guaritore, e non conosco quali incantesimi vadano bene, come dovrei. La signora Weasley potrebbe essere capace di aiutarti di più, e accertarsi che non mi dimentichi di niente.”

 
***

 Ci volle un bel po’ di tempo ma alla fine Hermione cacciò un sospiro di sollievo, quando lui convenne per dire agli Weasley che era vivo. La signora Weasley e Charlie erano arrivati immediatamente dopo che lei aveva usato il Floo, con pozioni, balsami, e incantesimi per  curare le ferite. La signora Weasley dichiarò che stava bene, e convenne che non c’era bisogno di trasportarlo al St. Mungo, dato che non sarebbero stati capaci di fare altro per lui, e che c’erano così tanti che avevano bisogno di cure, in quel momento.
Sapeva che avrebbe avuto bisogno di alcuni giorni per riposare e recuperare le forze. Avevano curato le ferite ma neppure la magia poteva rimediare alla perdita di sangue. La signora Weasley aveva raccomandato che non venisse lasciato solo, ma non aveva desiderato tornare con loro alla Tana e così Hermione aveva accettato lesta di restare con lui. Per due giorni era rimasta seduta in casa da sola, mentre lui dormiva. Aveva passato il tempo studiando, sperava le fosse concesso di dare il N.E.W.T anche se non aveva frequentato il Settimo Anno.

Quando si risvegliò, parlarono parecchio. L’aver visto i suoi ricordi le aveva dato una nuova comprensione a riguardo del suo Professore di Pozioni. Avevano parecchio in comune ei ragazzi che si fermavano di tanto in tanto furono stupiti che lei sembrasse aver fatto amicizia. E inoltre, lei aveva visto Harry donare a Snape una foto di sua madre, dopo aver fatto la sua prima visita. Non fece notare di aver visto alcunché, in quanto nessuno di loro voleva parlarne. Ma fu lieta che alla fine le ferite più profonde iniziassero a guarire.

 
***

La signorina Granger rimase con lui mentre guariva, dopo aver ricevuto il segno di approvazione della signora Weasley. Andavano d’accordo piuttosto bene, e lui a malincuore aveva dovuto ammettere che lui e la signorina Granger avevano parecchio in comune. Parlarono degli incidenti che erano capitati durante i sei anni da studentessa e lui meravigliò più volte durante la spiegazione dell’incidente della Polyjuice, del naso rotto di Draco, del fattaccio dell’Esercito di Dumbledore, che la ragazza non fosse stata assegnata agli Slytherin. Ma era lo stesso lieto che non la fosse stata, con le sue intenzioni chiaramente dirette al bene sarebbe stato davvero pericoloso, e non avrebbe desiderato di vedere quelle intenzioni dirette all’ambizione, o al diventare Death Eater.
Potter e Weasley si erano trattenuti più volte in quei due ultimi giorni. Non gli sarebberoo mai garbati per davvero quei ragazzi, ancora gli ricordavano troppop del passato e del dolore sofferto, eppure avevano salvato il Mondo degli Stregoni e come minimo si meritavano un poco di rispetto. Quando Potter se ne era andato dopo il loro primo incontro, gli aveva fatto scivolare in mano una busta, mentre se ne andava. L’aveva nascosta nella tasca, ma era certo che lei avesse visto, e che avesse solo avuto il buon gusto di non dire niente. Quella notte, l’aveva aperta, incerto su cosa attendersi, ed aveva trovato una foto della sua Lily. Una che non aveva visto mai, prima di allora.
Pareva fosse stata scattata dopo Hogwarts, dopo che aveva perduto la sua amicizia e qualsiasi opportunità di ricevere il suo amore. Sorrideva e muoveva la mano. Aprì l’annotazione che era caduta dalla busta insieme alla foto.

 
Sono certo che mia madre vorrebbe che tu avessi questa.
 

Snape lesto rimise tutto nell’incarto e di nuovo nascose la busta in tasca. Era certo che Potter non avesse idea minima di quanto significasse per lui quella foto.

Quel giorno sarebbe andato alla Commemorazione con la signorina Granger. Era l’ultimo giorno in cui avrebbe disertato il suo destino. I membri superstiti dellì’Ordine onoravano I compagni caduti.
Lupin, Tonks, Fred Weasley, Moody, e così tanti altri erano caduti per la loro causa. Erano morti in quella che avevano creduto una battaglia perduta. Sarebbe andato e avrebbe pianto la loro perdita, lo meritavano. E avrebbe affrontato anche il proprio destino, e sperava solo che avrebbe ricevuto un benvenuto da eroe. La signorina Granger ne sembrava così convinta.

 

------------------ F  I   N   E ---------------

 
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